Chi entra per la prima volta nel mio studio di Vicolo della Contrada Tedesca 9, qui a Trento, arriva quasi sempre con la stessa domanda: mi farà male? La risposta breve è no. La risposta lunga è tutta questa pagina, e comincia da una distinzione che conviene fare subito.
La riflessologia plantare non è un massaggio ai piedi. Un massaggio rilassante ai piedi è una cosa bellissima, ma è un'altra disciplina. Qui si lavora su zone precise, una per volta, con una pressione ferma e lenta, e si lavora sulla persona intera passando dal punto più lontano dalla testa.
Non curo, non faccio diagnosi, non tratto malattie: non è il mio ruolo e non è quello che ti propongo. Ti propongo un tempo di cura e un lavoro di riequilibrio, che è una cosa diversa e vale la pena dirla chiara prima di tutto il resto.
Nella tradizione in cui mi sono formato il piede è una mappa riflessa del corpo intero: la pianta racchiude in piccolo l'intera persona. Le dita corrispondono alla testa e al collo, il cuscinetto al torace, l'arco plantare all'addome, il tallone alla zona pelvica. Lavorare su una zona riflessa significa sollecitare, secondo questa lettura, il distretto corrispondente, attraverso il sistema nervoso.
L'idea ha radici antiche e ramificate, e nel mio lavoro se ne intrecciano tre.
La tradizione zonale occidentale, sistematizzata negli Stati Uniti da Eunice Ingham negli anni Trenta: le quaranta zone riflesse principali che percorro a ogni seduta vengono da lì.
La Medicina Tradizionale Cinese, con i meridiani che attraversano il piede, i cinque elementi, i cicli stagionali: è la cornice che mi fa leggere il piede come parte di un equilibrio più ampio, e non come una tastiera di pulsanti.
La Tecnica Breuss, che ho ricevuto per trasmissione diretta dagli allievi di Rudolf Breuss: da lì viene la qualità del tocco, la lentezza, il modo di stare sulla zona senza forzarla.
Nel tempo, mettendo insieme questi tre filoni, ho sviluppato l'approccio che chiamo Metodo Punto Riflesso, e che oggi insegno anche ai corsi. Nel mio studio la riflessologia non è un protocollo standard: è un dialogo silenzioso con il corpo della persona che ho davanti.
Un'ora, sia il primo incontro sia quelli dopo. Nel primo il tempo si divide: una parte per parlare e capire, il resto sul lettino. Nei successivi non serve ricominciare da capo, e il lavoro sui piedi si prende quasi tutta l'ora.
Quando arrivi non saliamo subito sul lettino. Ci sediamo, ti faccio scegliere fra una tisana di melissa e un'acqua calda al limone, e cominciamo a parlare.
L'anamnesi naturopatica è la parte fondamentale del primo incontro. Ti chiedo come dormi e come ti svegli, come funziona la tua digestione, che ritmi hai fra lavoro e movimento, quali emozioni hanno accompagnato gli ultimi mesi, se ci sono stati passaggi importanti (interventi, lutti, cambi di vita), che rapporto hai con il cibo, con l'acqua, con la natura. E soprattutto: che cosa ti ha portato qui oggi.
Non c'è giudizio in queste domande, e non c'è la ricerca di un sintomo da combattere. C'è il tentativo di capire chi sei tu oggi. Il lavoro sul piede diventa più preciso se conosco la persona, non solo i piedi.
Sono quindici o venticinque minuti, a seconda di quanta voglia hai di raccontare. Niente moduli da compilare: una conversazione.
Poi ti accomodi sul lettino. Togli solo scarpe e calzini, tutto il resto resta dove sta. Ti copro con una coperta leggera, ti spiego in due frasi che cosa succederà, ti chiedo se preferisci la luce abbassata. Lo studio di Trento ha la cromoterapia attiva per le sedute di riflessologia, e anche quella si sceglie insieme.
Comincio sempre dal rilassamento generale del piede: scivolamenti morbidi, qualche manovra di allungamento delicato, pressioni ampie sull'arco. È la fase in cui il piede si consegna, si ammorbidisce, e il sistema nervoso comincia a rallentare. Dura una decina di minuti.
Poi entro nella fase di indagine. Lavoro con il pollice e l'indice, in modo metodico, percorrendo le quaranta zone riflesse principali. Sento, cerco, annoto mentalmente: dove il piede risponde con più sensibilità, dove c'è un piccolo cristallo sotto la pelle, dove la temperatura cambia, dove c'è tensione.
Non sto cercando una malattia e non la troverei: sto raccogliendo informazioni su come il tuo corpo sta oggi, nella lettura della disciplina che pratico.
Su quattro o cinque zone fra le più reattive torno con tecniche specifiche e mi fermo qualche minuto in più. Sono le zone che, secondo la tradizione, chiedono più attenzione in questo momento.
Chiudiamo con una sequenza di ribilanciamento che riconnette tutto il piede, e poi tre minuti di silenzio in cui rimani sul lettino senza fare niente. Quei tre minuti valgono quanto tutto il tempo che li precede: servono al corpo per tornare in piedi con calma.
Prima di salutarti ti do sempre gli stessi tre consigli: bevi più del solito (almeno mezzo litro d'acqua in più nelle quattro ore successive), concediti del tempo lento (non programmare una riunione impegnativa subito dopo: anche un'ora di passeggiata in silenzio fa il suo lavoro), osserva come dormi, come digerisci, come ti senti nei giorni che seguono. Se ti va, scrivi due righe ogni sera: quando ci rivediamo, quelle osservazioni sono preziose per tarare il lavoro successivo.
Le sensazioni cambiano da zona a zona, e nella stessa persona cambiano da una volta all'altra.
La pressione che uso è ferma, non violenta. Le sensazioni intense sono informazione, non dolore, e durano il tempo di un respiro. Se un punto è davvero fastidioso basta che me lo dici: alleggerisco subito, e non serve stringere i denti per nessun motivo. Chi stringe i denti si irrigidisce, e su un corpo irrigidito non si lavora bene.
Nelle ore dopo puoi sentire una stanchezza dolce, diversa dall'esaurimento, una sete più viva del solito, una maggiore frequenza urinaria, sogni più vividi la notte successiva. Sono reazioni comuni e passano nell'arco di ventiquattro ore: è il modo in cui il corpo elabora il lavoro fatto.
Se invece dovessi sentire un malessere intenso, un mal di testa persistente o qualcosa che ti sembra fuori scala, scrivimi subito. Valutiamo insieme, e se serve il passo giusto è il medico.
Non è la pratica adatta in caso di:
In presenza di patologie importanti, terapie farmacologiche in corso o condizioni particolari ti chiedo sempre di sentire prima il tuo medico curante e di portarmi il suo parere. Non è una formalità: è il modo in cui lavoro.
Questa è la domanda a cui non rispondo con un numero, e ti spiego perché: un numero secco sarebbe una promessa, e io non so oggi come risponderà il tuo corpo alla prima seduta. Chi te lo dice al telefono ti sta vendendo un pacchetto, non un percorso.
Quello che posso dirti è come si struttura di solito il lavoro.
Una seduta singola ha senso ed è quello che ti propongo se vuoi semplicemente provare, capire com'è, vedere se ti trovi bene con me. Nessuno ti chiede di impegnarti oltre.
La prima fase di un percorso sono tre o cinque sedute, a distanza di una o due settimane l'una dall'altra. È la fase di lavoro vero, quella in cui si osservano cambiamenti nelle abitudini, nel sonno, nel modo di stare in equilibrio.
Il mantenimento è una seduta al mese, oppure stagionale: quattro all'anno, una a ogni cambio di stagione secondo la Medicina Tradizionale Cinese, sono un ritmo eccellente per chi ha trovato il suo assetto.
Poi non ci sono regole rigide. C'è chi viene ogni settimana per un mese e poi sparisce per sei, e chi viene una volta al mese da anni. La cadenza giusta la costruiamo insieme, e si aggiusta strada facendo. Il mio obiettivo non è che tu venga tante volte: è che tu impari a riconoscere di cosa hai bisogno.
Trento · Vicolo della Contrada Tedesca 9, 38122 Trento. Nel cuore del centro storico. È la sede principale, con cromoterapia attiva per le sedute di riflessologia. Ricevo il mercoledì dalle 16:00 alle 21:00; altri giorni su richiesta. In agosto sono in pausa: riprendo a settembre, con orari nuovi.
Val di Sole · su appuntamento. Uno spazio più raccolto, immerso nella natura del Trentino occidentale, per chi si trova in valle o preferisce un contesto più appartato. Trattandosi di uno spazio privato, l'indirizzo preciso lo comunico alla conferma dell'appuntamento.
La riflessologia plantare si fa solo in studio: è una delle due consulenze che non hanno una versione online, per ragioni evidenti. La prenotazione è sempre necessaria.
Non serve portare niente. Ti chiedo solo tre piccole cose.
Non a stomaco vuoto, ma neanche subito dopo un pasto importante: l'ideale è un pasto leggero un'ora e mezza prima. Se ci vediamo nel pomeriggio, evita carne rossa o cibi pesanti a pranzo.
Un corpo idratato risponde meglio al lavoro. Almeno un litro nelle ore che precedono la seduta, senza strafare nei dieci minuti prima, solo per non doverti alzare a metà.
Pantaloni comodi, calzini facili da togliere. Lavoriamo solo sui piedi, ma il resto del corpo deve stare a suo agio per tutto il tempo.
Se hai esami recenti, una diagnosi specifica o stai assumendo farmaci, portali con te o mandameli prima via email. Non mi servono per fare diagnosi, che non è il mio ruolo, ma per capire il quadro dentro cui ci stiamo muovendo e per sapere dove non devo andare.
Se sei arrivato fin qui, il passo successivo è semplice: compila la scheda guidata di primo contatto. Sono cinque passaggi, ci vogliono cinque o sette minuti, e mi servono per arrivare al nostro incontro sapendo già qualcosa di te invece di partire da zero. Se preferisci parlarne prima, scrivimi su WhatsApp: rispondo io.
In Lak'ech · A Lak'en
Nota importante. Le consulenze e i trattamenti offerti hanno carattere complementare e non sostituiscono il parere del medico. Non vengono effettuate diagnosi né prescritte terapie farmacologiche. In presenza di patologie, terapie in corso, gravidanza o condizioni particolari, consultare sempre il medico curante.
Cristian Bresadola, naturopata iscritto al Registro ASPIN dei Naturopati con Livello Professionista, codice TN-1230-NA-P.